Empatia e bambini

COS’E’?

Vi è mai capitato di sentirvi tristi o felici guardando il protagonista di un film che piangeva o che riusciva dopo mille peripezie a raggiungere il suo lieto fine? Questa capacità di comprendere e di immedesimarsi nelle sensazioni e nei sentimenti degli altri è chiamata empatia e ci permette di essere partecipi delle emozioni di chi ci circonda.

Una caratteristica che è propria dell’uomo (ma anche di alcuni animali) e che permette di comunicare o di capire i nostri stati d’animo senza bisogno di parlare, in modo del tutto intuitivo e inoltre rappresenta uno degli strumenti di base per una comunicazione interpersonale efficace e gratificante. Empatia è l’attitudine a offrire la propria attenzione per un’altra persona, mettendo da parte le preoccupazioni e i pensieri personali.

Come dice lo psicologo statunitense Carl Roger, infatti, essere empatici “significa vivere temporaneamente nella vita di un altro, muovendocisi delicatamente, senza emettere giudizi; significa intuire i significati di cui l’altra persona è scarsamente consapevole, senza però svelare i sentimenti totalmente inconsci, poiché ciò sarebbe troppo minaccioso. Coinvolge la comunicazione delle vostre percezioni del mondo dell’altro, del quale osservate con sguardo sereno e nuovo quegli elementi che l’altro teme di più”.

E VOI, SIETE EMPATICI?

Essere empatici è estenuante, uno sforzo continuo, ma è ciò che ci permette di avere una conoscenza diretta e approfondita delle persone con cui abbiamo a che fare e a cui siamo legati. E’ un’abilità che può essere praticata, allenata, e in cui si può diventare esperti. Riuscire a decidere in maniera flessibile quando, come e quanto attivare il sentimento empatico, a seconda delle situazioni e della persona o del contesto sociale in cui interagiamo, ci permetterebbe di aiutare maggiormente noi stessi, proteggendoci dal venire risucchiati dalle situazioni stressanti, e gli altri, soprattutto i nostri bambini, i nostri ragazzi.

Per comprendere gli altri dobbiamo prima comprendere noi stessi, le nostre emozioni. Dobbiamo imporci di essere aperti e sinceri, invitare gli altri a parlarci di quello che provano senza fretta e senza giudizio. Dobbiamo parlare di meno e di ascoltare di più. Ascoltare davvero senza imporre il nostro punto di vista e soprattutto prestando attenzione, non solo alle parole ma anche al linguaggio del corpo.

I BAMBINI NASCONO EMPATICI?

Lo sviluppo dell’empatia nei bambini inizia proprio con il loro arrivo nel mondo e si protrae durante la crescita, grazie allo sviluppo cognitivo e alle loro esperienze relazionali. Comprendere emozioni, pensieri e stati d’animo degli altri rappresenta un mattone importante del benessere dell’individuo. Chiedersi come si sviluppa nei bambini è importante per aiutarli a costruire buone relazioni.

Secondo lo psicologo Martin L. Hoffman (in “Empatia e sviluppo morale”) i passi evolutivi principali dello sviluppo dell’empatia nel bambino seguono la crescita. Ad esempio, nei primi mesi di vita l’esperienza empatica si concretizza in una reazione emotiva collegata agli stati d’animo della mamma che non dipende dalla volontà del bambino ed è pressoché automatica. Questo perché le capacità cognitive che gli permettono di sentirsi un essere separato dagli altri devono ancora emergere. Tra il primo e il secondo anno di vita lo sviluppo dell’empatia si proietta dal proprio vissuto a quello degli altri, i bambini diventano più consapevoli del fatto che ciò che provano gli altri è distinto da ciò che provano loro ma ancora non è maturata la capacità di uscire dal proprio punto di vista egocentrico. Successivamente si sviluppa la capacità di andare oltre la propria prospettiva (dopo i due anni) e il bambino si rende conto di essere una persona con pensieri ed emozioni propri, diversi dagli altri. Dai 6 a 13 anni l’esperienza empatica si fa via via più complessa e i bambini iniziano a differenziare la loro capacità empatica in base all’identità degli altri e alle loro esperienze passate.

IL RUOLO GIOCATO DAL CONTESTO

Lo sviluppo dell’empatia parte con una componente affettiva per poi arricchirsi della componente cognitiva, grazie allo sviluppo cognitivo che permette la mentalizzazione degli stati interni altrui (emozioni e pensieri). La componente motivazionale dell’empatia (il desiderio di aiutare) si perfeziona man a mano con lo sviluppo cognitivo ed è componente più soggetta ad influenze del contesto relazionale in cui un bambino cresce.

Se i bambini hanno genitori che aiutano chi è in difficoltà, in primis i figli, anche i bambini interiorizzano questo comportamento altrimenti rischiano di perdere questo slancio vitale. Lo stesso accade anche alla componente emotiva dell’empatia: se un bambino non vive l’esperienza di essere compreso e accolto nei suoi sentimenti e pensieri, rischia di perdere una sua naturale sensibilità e di non riuscire quindi ad empatizzare con gli altri.

“Se ciò che io dico risuona in te, è semplicemente perché siamo entrambi rami di uno stesso albero.”

(William Butler Yeats)

Napoli Consuelo
Consuelo Napoli
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Insegnante di scuola primaria con esperienza ventennale, mamma di due bambine vivaci e curiose, appassionata di letteratura per l’infanzia e l’adolescenza con il pallino per la didattica cre-attiva e inclusiva. Si diverte a creare contenuti e risorse didattiche per bambini, e condivide le sue esperienze con genitori e colleghi sul suo blog e sui social. Sostenitrice delle buone pratiche nella didattica e nell’educazione ed è sempre impegnata a diffondere l’amore per la lettura. Cofondatrice della rivista digitale gratuita "Didattica Felice", riconosciuta come insegnante innovativa MIE Microsoft 2020-21.