Risolvere problemi e bambini

BAMBINI E PROBLEMI

I bambini, soprattutto quelli più piccoli, sono veri esperti di “problem solving“, ovvero dell’arte di risolvere i problemi. A loro viene naturale cercare di scoprire come funzionano le cose e non si demoralizzano davanti alle iniziali incomprensioni.

Basti vedere cosa succede se lasciamo inavvertitamente uno smartphone in mano ad un bambino di due anni senza dirgli niente… Dopo un pomeriggio avrà già capito come si sblocca e come far partire i giochi e i video musicali. Dopo una settimana saprà usarlo meglio di noi.

Peccato che man mano che cresciamo tendiamo a perdere questa naturale predisposizione e iniziamo a bloccarci davanti ai problemi, credendo di non potercela fare.

La maggior parte dei bambini sviluppa questa capacità in modo autonomo soprattutto grazie all’interazione quotidiana con adulti pronti a coinvolgerli in maniera responsabile nel fare programmi, nel dare loro spiegazioni chiare ed esaurienti. Certamente i bambini hanno bisogno di imparare a risolvere i loro problemi da soli, poiché questa sarà una delle più importanti abilità utili per il loro futuro.

Se intercediamo per i nostri figli e cerchiamo di risolvere la maggior parte dei loro problemi, cresceranno dipendenti, deboli ed irresponsabili.Il riflesso di questa protezione eccessiva si manifesta chiaramente in situazioni quotidiane come fare i compiti, portare a termine semplici impegni o gestire al loro posto i conflitti che hanno con i propri compagni.

Se noi per primi affrontiamo i nostri problemi in questo modo e mostriamo ai bambini come fare altrettanto con i loro, o con le questioni che ci coinvolgono entrambi, li aiuteremo a crescere autonomi, indipendenti e a prendere decisioni sensate in modo efficace.

Aiutare i bambini con i loro problemi, inoltre, limita il rischio che questi assumano comportamenti antisociali e dannosi per se stessi e per gli altri, comportamenti che spesso nascono dal sentirsi frustrati, insoddisfatti, incompresi, e non ascoltati dagli adulti di riferimento.

Questo non vuol dire che dobbiamo lasciarli alla deriva senza una guida, possiamo sostenerli nelle loro scelte, infondendo in loro fiducia e coltivando in loro una buona autostima. In questo modo limiteremo il rischio che assumano comportamenti antisociali e dannosi per se stessi e per gli altri, comportamenti che spesso nascono dal sentirsi frustrati, insoddisfatti, incompresi, e non ascoltati dagli adulti di riferimento.

Per aiutare i bambini a sviluppare e mantenere viva la capacità del problem solving, possiamo aiutarli stimolandoli, a seconda dell’età, con dei giochi o ponendo loro domande che li guidino a riflettere.

Esistono numerosi approcci diversi al problem solving; solitamente, utilizzano una metodologia per tappe, o passaggi, che affrontano le varie fasi della risoluzione del problema. Ciascun metodo ha vantaggi e svantaggi.

Per risolvere un problema in modo efficace, c’è comunque bisogno di logica e creatività in parti uguali e, soprattutto, della capacità di elaborare una strategia.

Se noi per primi affrontiamo i nostri problemi in questo modo e mostriamo ai bambini come fare altrettanto con i loro, o con le questioni che ci coinvolgono entrambi, li aiuteremo a diventare autonomi e a esercitare il pensiero critico, a prendere decisioni in modo efficace e sensato.

I PASSI DEL PROBLEM SOLVING

Le fasi che possono condurre alla soluzione del problema sono essere:

  • Individuare il problema (il conflitto);

“Abbiamo un problema qui e mi chiedo come potremmo risolverlo insieme. Che problemi abbiamo? Che cosa si potrebbe cambiare per fare le cose al meglio? Di quali regole o …. abbiamo bisogno? Quali strategie potremmo utilizzare per migliorare questa situazione?”

  • Definire/proporre possibili soluzioni;

Dopo aver individuato il problema, è possibile proporre delle soluzioni, senza valutare subito se vanno bene o meno. Es. “Quali possono essere delle possibili soluzioni a questo problema? Vediamo quante idee riusciamo a trovare”. Facendo una ricognizione delle possibili soluzioni.

  • Valutare le soluzioni proposte;

“Adesso è arrivato il momento di trovare quali di queste soluzioni ci piacciono e quali non ci piacciono. Hai delle delle preferenze? Che ne pensi di questa idea?” Cancellare le soluzioni con valutazione negativa e utilizzare i messaggi in prima persona per dichiarare i nostri sentimenti al riguardo: “non posso accettare questa idea perché…”. Incoraggiare il bambino a difendere le proprie proposte, senza andare di fretta. Se il bambino non ha ancora parlato, incoraggiarlo: “Non mi sembra di aver sentito la tua opinione e sono curiosa di sapere cosa ne pensi…”

  • Prendere una decisione, raggiungere un accordo;

Non si deve fare una votazione o estrarre a caso (produce sempre vincenti e perdenti), si deve auspicare al consenso reciproco. Chiedere: «Se mettessimo in pratica questa idea, che cosa pensi potrebbe accadere?» «Saremo sodisfatti?» «Pensi che in questo modo potremmo risolvere il nostro problema?» «Dove potremmo aver sbagliato?» «Io vorrei provare questa soluzione, cosa ne pensi?» Scrivere le soluzioni concordate.

  • Metterla in pratica;

Definire chi, quando, e che cosa fare nella specifica situazione-problema individuata. “Di cosa abbiamo bisogno per mettere in atto la nostra decisione? Chi se ne prende la responsabilità e da quando?” Usiamo modelli di riferimento espliciti, ad es. “Cosa si intende per usare un tono di voce normale per chiedere le cose?”

  • Verificare che la soluzione funzioni.

Raccogliere feedback e dati per assicurarsi di aver raggiunto l’obiettivo prefissato. “Come ti sembra che stia andando in questo periodo? Il problema ti sembra superato? Trovi che la strategia che hai/abbiamo usato sia servita?”

Si tratta delle sei fasi del processo di problem solving, che ognuno di noi mette in atto più o meno consapevolmente ogni volta che ha un problema, o che si trova a risolvere bisogni non soddisfatti. Strategie ampiamente trattate nella comunicazione efficace di Gordon.

PROBLEM SOLVING A SCUOLA

Da un punto di vista didattico, legato agli apprendimenti, il Problem Solving può essere definito come la capacità dell’allievo di risolvere problemi attraverso l’abilità di valutazione e di giudizio obiettivo, generalizzato e applicato a situazioni simili. A livello della scuola primaria, le difficoltà potrebbero presentarsi soprattutto nel Problem Solving aritmetico in associazione con problemi di calcolo.

La capacità di risoluzione di problemi non dipende solo dalle procedure messe in atto da parte del discente in maniera meccanica o dalla capacità di comprendere spiegazioni, ma richiede una partecipazione attiva e creativa.

I bambini, una volta appreso il linguaggio che permette loro di interpretare situazioni abituali attraverso la formazione di sequenze causa-effetto, potranno far fronte e risolvere piccoli problemi che nascono da situazioni nuove e impreviste. E attenzione… potrebbero davvero sorprendervi.

“Solo perché un problema non è ancora stato risolto non è detto che sia impossibile da risolvere.”

Agatha Christie

Napoli Consuelo
Consuelo Napoli
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Insegnante di scuola primaria con esperienza ventennale, mamma di due bambine vivaci e curiose, appassionata di letteratura per l’infanzia e l’adolescenza con il pallino per la didattica cre-attiva e inclusiva. Si diverte a creare contenuti e risorse didattiche per bambini, e condivide le sue esperienze con genitori e colleghi sul suo blog e sui social. Sostenitrice delle buone pratiche nella didattica e nell’educazione ed è sempre impegnata a diffondere l’amore per la lettura. Cofondatrice della rivista digitale gratuita "Didattica Felice", riconosciuta come insegnante innovativa MIE Microsoft 2020-21.